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Agosto. L’estate vi sia amica

A presentare Correre di agosto, in fondo, basterebbe una riga, da chiudere con il solito augurio: l’estate vi sia amica. Perché agosto, per la maggior parte delle persone, continua a essere come un amico: sa ascoltare, sa aspettare.
Molti di noi riprendono in questo periodo la lista dei buoni propositi lasciata incompleta alla fine delle ferie dell’anno passato, perché è facile che quello che non è stato fatto allora sia ancora lì. Ho un amico che corre e che ogni anno me lo assicura: «Quando sarò a casa in ferie, proverò anch’io a fare l’allenamento bigiornaliero, come i top runner». In segreto spererò che anche quest’anno non ci riesca, altrimenti che amico sarei? Abitudini, che male c’è? La vecchia canzone di Elio: Leggo la targhetta dentro l’ascensore / Qual è la capienza, quanti chili porta / poi si apre la porta e non lo so già più. Abitudini: la mia è di ricordare le altre estati. Un gioco, che ogni tanto fa male.
Cosa facevo nell’agosto dell’anno scorso? Facile: seguivo le gare dei Giochi olimpici. È così che mi sono imbattuto nelle lacrime di Alex Schwazer, delle cui scelte in molti stanno pagando le conseguenze: Michele Didoni, che lo allenava, ha chiuso il cellulare e da quello che so è tornato un carabiniere operativo, con un vuoto dentro che sembra incolmabile; il centro sportivo dei Carabinieri si costituirà parte lesa, pensando con rabbia a quella radiosa mattina del 2008 quando al Quinto battaglione, a Bologna, si festeggiò la prima medaglia d’oro della sezione atletica, che lì ha sede.
I medici della Fidal Giuseppe Fischetto e Pierluigi Fiorella si sono autosospesi dal loro incarico, dopo che i loro nomi erano stati iscritti nel registro degli indagati della procura di Bolzano, che conduce l’inchiesta penale. Li conosco come persone serie, eccellenti in professione. Fischetto, nel 1991, fronteggiò con grande umanità l’emersione a pubblico dominio dell’epilessia di Salvatore Antibo. Fiorella era fiduciario medico della Fidal Emilia- Romagna quando io ne ero segretario e col motore che ancora un po’ reggeva mi univo a lui nel gruppo di Vittorio Visini, loro marciavano e io correvo. L’estate sia amica a ognuno di loro, in qualche modo. Le gare di Londra Mario Scapini le avrebbe vissute volentieri da protagonista, ma l’agosto scorso si trovava in una camera d’ospedale, per sottoporsi alla chemioterapia. Il 18 luglio è tornato in pista, a Cernusco (MI). L’estate ce l’ha restituito.
Abitudini, perché danno sicurezza: ripetiamo gesti che ci hanno fatto felici. Una delle mie è di tornare a correre lungo le strade della mia infanzia, vicino a dove ancora abito, e ripensare mentre corro a quando ci si fiondava nella discesa del ponte della ferrovia, togliendo i piedi dai pedali e rispettando la regola che chi tocca il freno è…
Quest’anno dovrò metabolizzare un po’ lo scenario: capannoni senza più insegne scandiscono infatti la mia periferia. Li avvolge una barba lunga di erba che divora il cemento dei parcheggi, occhiaie di vetrate vuote, rotte o solo sporche, in un paradigma di affittasi e vendesi. Ma correre aiuta anche in questo, a pensare che domani andrà meglio.