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Agosto – Dieci corti anni

01 Agosto, 2014

Un giorno di pioggia di inizio ottobre, a Milano, Stefano disse: «Io mi fermo qui». Lo disse in un ristorante, davanti a un po’ di giornalisti, e tirò fuori dalla tasca un post-it con la lista di quelli che voleva ringraziare: Marco ed Emilio, Lucio, Pierluigi e Daniele, i cui nomi conosceva a memoria da una vita, ma temeva l’emozione del momento e voleva essere sicuro di non dimenticare nessuno.

Il sabato successivo, 9 ottobre 2010, corse al Giro al Sas, a Trento, la sua ultima gara. Il giorno dopo io ero a Carpi, sull’arrivo della maratona d’Italia. Il cronometro sul traguardo aveva valicato da poco il muro delle tre ore quando si presentò un maratoneta in buone condizioni, che poco prima di tagliare il traguardo sollevò al cielo un cartello con scritto: “Grazie, Baldini”.

Alessio Guidi, questo il suo nome, mi disse: «Se sono qui lo devo in gran parte all’ impresa di Stefano ad Atene. Quel giorno, che ricordo come fosse ieri, non so cosa mi sia scattato, ma da “divanista” sono diventato, pian piano, podista, poi la mania è aumentata sempre più, fino a diventare un maratoneta».

Bisognerebbe avere la possibilità di censire tutti gli ex-divanisti che quella sera del 29 agosto 2004 si sono alzati in piedi al triplo “Bravo” urlato da Franco Bragagna e non si sono più rimessi a sedere, facendo uscire la propria vita dal paradigma divano-telecomando-lattina-rutto. Solo così si potrebbe disporre della cifra di quella medaglia d’oro che in fondo a questo agosto compirà dieci anni.

Una cifra cui contribuiscono anche i medici più scrupolosi, che da alcune stagioni hanno cominciato a prendere sul serio il concetto di medicina-corsa, dando ragione alla direzione intrapresa da Correre nove anni fa, quando è stato aggiunto un filone salute accanto al consolidato settore dei consigli per l’allenamento, un filone alimentato soprattutto dai contributi di Enrico Arcelli, Luca De Ponti, Luca Speciani, Pietro Trabucchi.

Ma rivendicare una paternità non ha senso ed è difficile anche per noi, del resto, capire chi sia stato l’uovo e chi la gallina. Fu grande l’impatto di quel rabbioso tagliare il traguardo dritto nel cuore della storia delle Olimpiadi, ma il mondo dei Media era già fertile all’idea della corsa. Basterebbe confrontare le agende del dopo Olimpiade di Bordin e Baldini, per capire il cambiamento: quella del primo è piena di gare a cui fa da starter, cene di società podistiche di cui è ospite d’onore, corse- passerella con avversari docili; quella del secondo è zeppa di presenze tv. In comune hanno la crisi dell’anno dopo: Gelindo in ginocchio dopo in traguardo di New York, Stefano piegato in due a lato delle transenne del campionato del mondo, a veder andar via Gharib. In parallelo, a onor di cronaca, hanno anche la capacità di essere poi tornati grandi, una volta prese le misure della celebrità. Tanto vale guardare avanti, come invita a fare Baldini nella pagina che precede questa: «La strada che ci attende è tanta e questo, già da solo, è uno stimolo immenso.»

L’estate, come sempre, vi sia amica.