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Michele Tusino

Accademia di Scienza dello sport: gli anormali sono i sedentari

La seconda giornata valorizza la Medicina dei segnali. Lo sport ne ha bisogno

La Medicina dei segnali è stato il filo conduttore della seconda giornata del Corso base di medicina per gli sportivi indetto presso il milanese hotel Melìa dall’Accademia Scienza dello Sport, costola dell’Editoriale Sport Italia. I sintomi, i segnali, le evidenze, aiutano i medici degni di questo nome a prodursi in diagnosi senza azzardo, semplicemente rivolte a investigare come deve procedere il logico processo curativo, senza giocare l’odiosa carta della Medicina difensiva, quella che consente di premunirsi da qualsiasi ipotesi di errore medico. Purtroppo in larghi strati del mondo medico imperversa “l’idolatria del surrogato”, con medici che elaborano diagnosi in base alla lettura dei referti di esami e di analisi di laboratorio, dove gli asterischi segnalano le anomalie, i dati fuori parametro (per inciso, tutti costruiti sulla media della popolazione, quindi dei sedentari, non certo di chi si muove o fa sport). Se bastassero quei dati – e qualcuno li ritiene inoppugnabili – i medici farebbero un altro mestiere, come afferma il dottor Luca Speciani, “basterebbero degli elaboratori elettronici in grado di leggere gli esami del sangue”.

Speciani ha detto la sua con veemenza, raccontando come si dovrebbe comportare la totalità dei medici: “Tutto muove dall’ascolto, l’anamnesi, cui segue l’osservazione, la visita, l’esame obiettivo. Questa fase d’esordio permette di elaborare una prima ipotesi diagnostica e su quella provvedere a verifiche attraverso esami mirati, non certo una batteria di indagini, dopodiché si procede con l’inizio della terapia, che va sottoposta a opportune verifiche. Addirittura Cochrane, il papà della medicina dell’evidenza, sostiene che gli esami diagnostici di laboratorio vanno proposti solo quando si pensa di dover cambiare terapia”.

I corsisti, gli attenti 41 partecipanti al Corso, giunto a metà strada (il week end conclusivo si svilupperà il 14-15 dicembre prossimo, in identica sede), hanno aperto bene le orecchie perché Speciani ha poi sollevato il problema, spinosissimo, della “medicalizzazione degli stati di salute”. Che significa promuovere gli estrogeni per prevenire l’infarto nelle donne in menopausa (una bufala che ha fatto molto comodo all’industria farmaceutica) o un’intera classe di farmaci, le statine, medicamento che abbassa il livello di colesterolo nel sangue, senza ragionare della causa che ha determinato l’alterazione: “Negli sportivi io considero sempre il colesterolo totale, dato che gli atleti hanno quasi sempre valori di molto superiori alla norma, ma presentano livelli elevati di colesterolo buono. E le statine le bandisco perché inducono effetti collaterali molto evidenti, a partire dai danni muscolari”.

I valori del soggetto sedentario sono sempre diversi da quelli di chi fa sport tanto che Speciani è lapidario nel suo giudizio, ben motivato: “Gli anormali, in senso biologico, sono i sedentari. L’uomo è nato per correre, per muoversi, non certo per sostare e impigrirsi, da qui le malattie metaboliche che si aggiungono all’ipertensione e al fumo come fattori di mortalità”.

Il pomeriggio è corso via con gli importanti chiarimenti del dottor Luca De Ponti, un’autorità in campo ortopedico, che ha messo a punto i concetti chiave della corsa, in base a piede, ginocchio e anca, i distretti in gioco durante la sequenza dei balzi. In particolare si è soffermato sulle ortesi, i plantari correttivi che hanno risolto le cattive posture di non pochi campioni, preservandoli dagli infortuni e conferendo loro importanti miglioramenti funzionali.

In chiusura di giornata Speciani è tornato a parlare dei valori dell’emocromo, che può proporre, al pari di emoglobina alta ed ematocrito elevato, ipotesi di doping con EPO. Ma non mancano gli anabolizzanti e gli steroidi, non certo per gli sport di endurance.  Una curiosità, per chiudere: due portieri di calcio di serie C (21 anni il primo, 29 il secondo) hanno riferito a Speciani di “un beverone che dà loro la squadra senza che loro ne conoscano il contenuto. Imperdonabile che non sappiano e non vogliano sapere, con la scusa che li caccerebbero. Sostengono che la società non dà mai nulla di strano, o che faccia male”.

Anche nello sport l’ingenuità non è ammessa.