Correre

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EUROPEI DI ATLETICA LEGGERA

Pertile, sudore e lacrime

Temperatura e umidità alla partenza della maratona

Sudore e lacrime. Il sangue, fortunatamente, quello no. E' ciò che resta a Ruggero Pertile dopo 42,195 km corsi da protagonista. La pelle di Rero è coperta di sudore, il volto rigato da lacrime quando dopo l'arrivo si scioglie abbracciando la moglie Chiara. Nessuno più di lei – volata a Barcellona per restarci 20 ore, lasciando la figlia di 10 mesi ai nonni - sa quanto l'azzurro tenesse a quella medaglia che è stata sul suo collo sino a oltre il 30° km. Poi i crampi si sono presi prima un possibile argento e, poco dopo, un meritato bronzo. Così sono rimaste le lacrime, a impastarsi col sudore di una maratona calda e umida (alla partenza, alle 10.05, c'erano 27 gradi e il 71% di umidità).

Il padovano ci ha provato, è stato sempre dentro la gara, trovando anche una reazione finale per difendere il quarto posto. L'amarezza è per avere lottato, finché i muscoli non l'hanno tradito, ad armi pari con lo svizzero Rothlin (primo in 2h15'31”) e lo spagnolo Martinez (secondo in 2h17'50”). Quando il russo Safronov (terzo in 2h18'16”) l'ha raggiunto non c'era già più nulla da fare. I tempi da soli rendono l'idea di quanto dura sia stata la gara: era da Atene 1982 che il vincitore non chiudeva sopra le 2h15'.

Alla fine della squadra italiana (seconda dietro la Russia nella coppa Europa) l'unico a sorridere è Migidio Bourifa, settimo a dispetto di molti e incurante dei 41 anni compiuti il 31 gennaio. I restanti punti per la classifica li porta Ottaviano Andriani, 11°. Si chiude con un ritiro - poco dopo metà gara – il ritorno alla maratona di Stefano Baldini e si ferma pure Denis Curzi, mentre Daniele Caimmi, soffrendo, taglia comunque orgogliosamente il traguardo (31°).

I passaggi dei maratoneti italiani (ogni 5 km e alla mezza maratona)

4. Ruggero Pertile 2h19'33”

(16'35” - 32'47” - 48'43” - 1h04'17” - 1h07'44” mezza – 1h20'10” - 1h36'20” - 1h53'50” - 2h11'53”)

7. Migidio Bourifa 2h20'35”

(16'36” - 32'46” - 48'43” - 1h04'20” - 1h07'59” mezza – 1h21'15” - 1h37'47” - 1h55'20” - 2h13'04”)

11. Ottaviano Andriani 2h21'32”

(16'37” - 32'47” - 49'00” - 1h05'09” - 1h08'46” mezza – 1h22'01” - 1h39'22” - 1h56'58” - 2h14'05”)

31. Daniele Caimmi 2h29'18”

(16'35” - 32'46” - 48'43” - 1h04'17” - 1h07'49” mezza – 1h21'05” - 1h38'47” - 1h58'46” - 2h20'04”)

rit. Stefano Baldini

(16'36” - 32'47” - 48'43” - 1h04'18” - 1h07'47” mezza – rit.)

rit. Denis Curzi

(16'38” - 32'50” - 49'21” - 1h06'08” - 1h09'58” mezza – rit.)

Barcellona passa il testimone

Dietro le quinte: la 4x100 intervistata da Elisabetta Caporale per la Rai

Da patria di maratoneti a terra di velocisti. Non proprio una nuova Giamaica, ma comunque c'è abbastanza sprint da prendersi l'argento e cancellare un record, quello della 4x100, che durava da 27 anni e annoverava Pietro Mennea tra i quattro frazionisti. E pure chiudere la serata con un altro primato, quello della staffetta 4x400 femminile.

Nel nuovo quartetto da record maschile non ci saranno nomi altisonanti – nell'ordine Roberto Donati, Simone Collio, Emanuele Di Gregorio e Maurizio Checcucci - ma c'è voglia di lavorare e comunque una base buona che ha permesso a due dei quattro frazionisti (Di Gregorio e Collio) di qualificarsi per la finale individuale.

Tutta una questione di cambi: quelli che l'Italia fa alla perfezione e la Francia invece pasticcia. Loro però hanno Lemaitre in seconda frazione e in ultima Mbandjok, che tra 100 e 200 si è messo al collo due medaglie di bronzo. La forza dei 20 anni (21 l'età media del quartetto transalpino) contro l'esperienza dei 30 (124 anni in 4 per gli azzurri): Checcucci viene risucchiato da Mbandjock nel rettilineo finale (38”11 per la Francia, 38”17 per l'Italia) e qualcuno mormora che a portare il testimone al traguardo ci doveva essere il più veloce Fabio Cerutti. La staffetta però non è mera somma di tempi e gli equilibri di un quartetto valgono più di qualche centesimo.

Intanto l'Italia si gode un crono che lima 16 centesimi a quanto fatto da Simionato, Tilli, Pavoni e Mennea a Helsinki nel 1983. Anche in quel caso fu argento, ma mondiale e dietro gli Stati Uniti.

Questa staffetta operaia festeggia in pista con i due tecnici che l'hanno plasmata. Con uno strappo al protocollo entrano in campo anche Filippo Di Mulo e Roberto Piscitelli, che hanno diretto i quattro raduni a Vigna di Valle in cui il quartetto veloce ha mandato a memoria gli automatismi necessari per fare un record senza avere recordmen. Si è lavorato sui dettagli e basta un dato per capire quanto: il passaggio del testimone, da una mano all'altra, avviene in 47 centesimi di secondo, da quando il braccio di Checcucci si distende indietro a quando Di Gregorio gli affida l'imperdibile bastoncino. E' (anche) da questi particolari, che si giudica un frazionista.

E idealmente a festeggiare con i quattro sul podio ci sono anche Jacques Riparelli e Giovanni Tomasicchio, le due riserve che con gli altri hanno condiviso gli allenamenti nei quattro mesi che hanno portato a Barcellona.

Nella 4x400 femminile regali le due frazioni di Marta Milani e Libania Grenot, già finaliste individuali e qui coadiuvate da Chiara Bazzoni (in prima) e Maria Enrica Spacca (in terza): il crono dice 3'25”71 che non basta per salire sul podio (la Gran Bretagna, terza, è oltre un secondo più avanti: 3'24”71) ma è più che sufficiente per abbassare un limite nazionale che risaliva al 1999 (3'26”69 di Perpoli, Spuri, Carbone e De Angeli). Un pizzico di rammarico per la Grenot, che se ne va da Barcellona con due quarti posti. Si rifarà.

La 4x400 maschile si illude sino a trequarti della terza frazione: Marco Vistalli e Luca Galletti lanciano Claudio Licciardello che entra per primo nel rettilineo finale. Poi però si accende la spia e il siciliano passa il testimone terzo, ma con Andrea Barberi che è costretto a partire quasi da fermo: è 8° posto in 3'04”20.

L'Italia chiude l'Europeo con sei medaglie, senza Howe e Di Martino e con Schwazer a mezzo servizio. Senza loro, niente oro. Tutto il resto c'è. E non è poco.

Dopo l'Incerti, La Mantia: è Sicilia-day

Simona La Mantia

Ad un certo punto sembrava di fare zapping, spostando di continuo lo sguardo dalla pedana dell'asta a quella del triplo, per seguire un'Italia sempre più vicina ad un'altra medaglia che poteva duplicarsi. Invece Giuseppe Gibilisco ha scelto – come spesso aveva fatto con successo – un lascia-o-raddoppia che l'ha scaricato ai piedi del podio., quarto Contemporaneamente però c'era Simona La Mantia a riportare in positivo il bilancio azzurro: un argento conquistato con un primo salto da ritorno al futuro. Erano 5 anni che la palermitana non atterrava oltre i 14,50, azzoppata dagli infortuni. Ci è riuscita qui a Barcellona al primo tentativo della finale, costringendo da subito tutte le avversarie a fare i conti con lei. Solo l'ucraina Saladuha è riuscita a fare meglio, sin dal secondo turno (14,62) per poi allungare al 14,81 che le ha dato la vittoria. L'azzurra invece si è fermata lì, ma è bastato a difendere l'argento – anche se solo per un centimetro – dalla belga Bolshakova (terza con 14,55).

E così si può parlare a pieno titolo di Sicilia-day per questa penultima giornata degli Europei: partita da Bagheria con la Incerti e terminata a Palermo con la La Mantia. Con tappa nella Siracusa di Gibilisco.

Una giornata in cui si è rivisto Daniele Meucci lottare per un più che onorevole sesto posto (in 13'40'17); 10° Stefano La Rosa in 13'46"58) nei 5.000 impreziositi dalla doppietta di Moh Farah (13'31”18). L'ultimo a riuscire a vincere 5.000-10.000 agli Europei era stato Totò Antibo a Spalato 1990. Un altro richiamo alla Sicilia. Oggi è il suo giorno.

Siviglia-Barcellona, da Vincenzo a Anna

Anna Incerti

La Spagna dev'essere terra benedetta per gli allievi di Tommaso Ticali: nel 1999 a Siviglia Vincenzo Modica conquistava la sua medaglia più importante, l'argento ai Mondiali. Oggi Anna Incerti ha regalato al tecnico siciliano (e all'Italia) un altro podio. Un terzo posto che conferma la ragazza di Bagheria come la migliore interprete azzurra della specialità.

Poco conta il tempo finale (2h32'48”): la paura del caldo (26 gradi e 61% di umidità alla partenza alle 10.05), un percorso meno facile di quanto potesse apparire e una starting list non irresistibile hanno determinato la gara più lenta dall'Europeo di Spalato 1990. Alla 31enne Zivile Balciunaite, già quarta quattro anni fa a Goteborg, è bastato correre in 2h31'14” per dare alla Lituania la prima medaglia di questi campionati.

Erano passate in 12 alla mezza maratona in un non irresistibile 1h16'24” (d'altra parte il primo chilometro era stato coperto con fin eccessiva prudenza in 3'52”) e nel gruppetto di testa c'erano sia la Incerti sia Rosalba Console. Di lì a poco la gara si è animata: prima è andata in fuga la Balciunaite al 29° km, poi, al 35° la russa Yulamanova (seconda al traguardo in 2h32'15”). E mentre la Incerti difendeva la terza posizione, il quarto giro del circuito si tramutava in un calvario per la Console, scivolata dopo il 35° km dal 5° al 10° posto. Dietro Deborah Toniolo seguiva alla lettera le indicazioni dei tecnici federali: c'era una classifica a squadre da tutelare e lei lo  faceva perfettamente, con una gara giudiziosa che l'ha vista chiudere tredicesima (in 2h37'10”) garantendo così all'Italia il secondo posto in coppa Europa, dietro la Russia e davanti alla Gran Bretagna. In totale sette nazioni sono riuscite a portare almeno tre atlete al traguardo.

E la classifica a squadre sarà uno degli obiettivi della formazione maschile italiana domattina (al via Andriani, Baldini, Bourifa, Caimmi, Curzi e Pertile). Gli altri obiettivi sono legati alle ambizioni di Ruggero Pertile, a 36 anni a caccia del risultato che ne consacrerebbe la carriera. E poi a Stefano Baldini: una certezza per quello che ha rappresentato, un'incognita per quello che può ancora fare. Comunque vada, un campione.

I passaggi delle tre azzurre ogni 5 km

3. Anna Incerti 2h32'48”

(18'22” - 36'04” - 54'12” - 1h12'21” - 1h16'24” mezza – 1h30'47” - 1h48'57” - 2h06'48” - 2h24'41”)

10. Rosalba Console 2h36'20”

(18'22” - 36'04” - 54'12” - 1h12'21” - 1h16'24” mezza – 1h30'47” - 1h48'57” - 2h07'16” - 2h27'08”)

13. Deborah Toniolo 2h37'10”

(18'35” - 36'47” - 55'14” - 1h13'30” - 1h17'30” mezza – 1h32'10” - 1h51'06” - 2h10'01” - 2h29'02”)



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